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“Il sentimento anticalabrese aveva già subito una mutazione negli anni dell’anonima sequestri e della guerra di mafia. Ma è dopo il delitto Fortugno e la strage di Duisburg che il pregiudizio si trasforma in un mostro alimentato dalle radiazioni di stampa e tv. La Calabria è la terra dei mafiosi e dei Cetto La Qualunque, de ‘il compare del mio compare è tuo compare’, delle donne che vivono nel Medioevo.
L’autore si chiede: come si è arrivati al punto che il termine ‘calabrese’ risuoni quasi come una minaccia, portando con sé qualcosa di sinistro?
L’ultimo decennio di storia giornalistica parla chiaro”.
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