La Rivoluzione Meridionale
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L’avvocato avellinese Guido Dorso, nel testo «La rivoluzione meridionale»1926, definiva l’annessione una «conquista regia» sabauda del Regno delle Due Sicilie e attribuiva alla borghesia del Mezzogiorno un ruolo primario, al fianco delle élites militari e aristocratiche piemontesi, nell’aver mantenuto in essere un sistema economico semifeudale basato sul possesso della terra e sullo sfruttamento delle plebi rurali. Nello stesso testo, Dorso affrontava il tema delle origini e dell’evoluzione della classe dirigente meridionale. Per l’intellettuale il momento storico era decisivo: occorreva evitare che i compromessi e le mediazioni della classe dirigente trasformista italiana avessero il tempo e lo spazio di riproporsi anche dopo la fine del fascismo
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