Ernesto il disingannato
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Correva l’anno 1866: nella Napoli da poco conquistata dalle truppe piemontesi apparve una rivista satirica (ma solo in apparenza) redatta interamente in vernacolo. Si chiamava Lo Trovatore ed usciva tre volte alla settimana con il sottotitolo di Giornale spassatiempo. Ma la satira era finalizzata a evitare gli strali della censura (che pure non mancarono). Infatti una manchette affermava (in dialetto) «Pubblicherà tutto quello che trova» e il disegno della testata mostrava un trovatore (nel senso di trovarobe, non di poeta medioevale) che con una lanterna si avvicinava ad una grotta (“Ministeri”) nella quale si trovava un drago (“Consorteria”) che stava divorando il “Popolo”, mentre nelle vicinanze strisciava il serpente “Camorra”.
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