O sorece morto
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Il romanzo ‘O sorece morto è raccontato da un uomo ormai anziano che con una lunga analessi s’immerge nel tempo e legge la propria piccola storia all’interno di una grande storia, quella dinastica della sua famiglia, legata ai destini nazionali e sovranazionali. Romanzo di respiro europeo, dunque, se consideriamo che i fatti, svolti nel Mezzogiorno, sono dipesi stricto sensu dalle grandi scelte o non scelte politiche ed economiche italiane ed europee. Considerando le memorie dinastiche, il narratore-protagonista Paolino abbraccia con la sua narrazione un arco temporale vastissimo: dai primi dell’Ottocento, in cui operò il suo bisnonno, Padron Gioacchino Alfano, fino ai giorni nostri. Quasi due secoli. Paolino rivisita con affettuosa inquietudine e civico rammarico la storia della sua dinastia da Padron Gioacchino, appunto, che inaugura un’esaltante stagione di vita produttiva a Paolino stesso, che eredita l’esoscheletro del fallimento dinastico. Questo coincide col fallimento della grande storia del Mezzogiorno. Potrebbero farle da epigrafe le parole di Genso, padre di Paolino, là dove afferma: “Abbiamo cancellato la nostra storia e abbiamo adottato quella degli altri.”
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